Approfondimento

Acufene: quel fischio che non se ne va

Dott. Giuseppe Marazia · Audioprotesista a Pistoia · 6 min di lettura
Persona che si tocca l'orecchio a causa di acufene

Un fischio sottile che non smette. Un ronzio costante che si fa più forte nel silenzio. Un fruscio che sembra venire da dentro la testa. Se ti riconosci in una di queste descrizioni, probabilmente hai a che fare con l'acufene, un disturbo che in Italia riguarda circa 6 milioni di persone.

L'acufene è la percezione di un suono in assenza di una fonte esterna che lo produca. Non è un'immaginazione: il suono c'è, ma è generato dal sistema uditivo stesso. Può essere un fischio acuto, un ronzio grave, un fruscio o uno schiocco. Può essere costante o intermittente, presente in un orecchio o in entrambi.

Perché compare

Le cause dell'acufene sono molteplici, e spesso coesistono. La più frequente è l'ipoacusia: circa il 70–80% delle persone con acufene presenta anche una perdita uditiva, più o meno marcata. Quando l'orecchio perde la capacità di captare certi suoni, il cervello tenta di compensare e in quel processo genera segnali sonori interni.

Ma l'acufene può comparire anche per altre ragioni: esposizione prolungata a rumori forti, stress e stanchezza, problemi all'articolazione della mandibola, alcuni farmaci, infezioni dell'orecchio, accumuli di cerume, e talvolta senza una causa identificabile.

Per questo il primo passo è sempre una visita medica: l'otorinolaringoiatra può escludere cause trattabili e inquadrare il disturbo.

Non esiste la pillola magica, ma esistono soluzioni

Devo essere onesto: ad oggi non esiste una cura che faccia sparire l'acufene in modo definitivo per tutti. Chi ti promette il contrario sta semplificando. Esistono però approcci che possono ridurlo significativamente, in molti casi fino a renderlo trascurabile.

Il più efficace, quando l'acufene si accompagna a ipoacusia, è l'apparecchio acustico. Ripristinando la stimolazione sonora che il cervello non riceve più, l'apparecchio riduce il bisogno del cervello di “inventare” suoni. In pratica: quando torni a sentire meglio i suoni esterni, quelli interni perdono rilevanza.

Circa 6 persone su 10 trovano un sollievo significativo dall'acufene semplicemente indossando apparecchi acustici regolati correttamente. È il dato più importante da conoscere se soffri di questo disturbo.

La terapia del suono

Molti apparecchi acustici di ultima generazione includono una funzione chiamata “tinnitus noiser” o generatore di suoni. Si tratta di un rumore bianco o calibrato sulla frequenza dell'acufene, emesso a volume molto basso, che aiuta il cervello a “dimenticarsi” del fischio.

Non è un mascheramento brutale: è un processo graduale di riqualificazione. Il cervello impara a classificare l'acufene come un suono neutro, irrilevante, e smette di portarlo in primo piano. Questo processo richiede tempo, costanza e la guida di un professionista che sappia calibrare il generatore in modo corretto.

Chi non ha ipoacusia può comunque utilizzare apparecchi acustici come puri generatori di suoni per la gestione dell'acufene. In questi casi, l'apparecchio non amplifica nulla: si limita a produrre il suono terapeutico.

Il ruolo del counseling

L'acufene ha una componente emotiva forte. Il fastidio non dipende solo dall'intensità del suono, ma da quanto la persona lo percepisce come minaccioso o invadente. Per questo i percorsi più efficaci combinano la terapia del suono con un supporto di counseling: comprendere il meccanismo, ridurre l'ansia associata, imparare a convivere con il disturbo in modo diverso.

Non si tratta di “rassegnarsi”. Si tratta di togliere all'acufene il potere di condizionare la giornata. E nella mia esperienza, questo è un obiettivo raggiungibile per la grande maggioranza delle persone.

Cosa non fare

Non cercare il silenzio assoluto: il silenzio amplifica la percezione dell'acufene. Di notte, se il fischio ti disturba, usa un rumore di fondo leggero. Non cercare su Internet cure miracolose o integratori che promettono di eliminare l'acufene: la scienza non li supporta. E soprattutto, non ignorare il problema sperando che passi da solo. Se l'acufene persiste da più di qualche settimana, parlane con il tuo medico.

Da dove partire

Se soffri di acufene, il percorso più sensato è questo: prima una visita dall'otorinolaringoiatra per escludere cause trattabili, poi una valutazione audiometrica per capire se c'è anche una componente di ipoacusia. In base ai risultati, un audioprotesista può proporti un percorso personalizzato che tenga conto sia dell'udito sia del disturbo.

L'acufene non è una condanna. Con il giusto approccio, la maggior parte delle persone riesce a ridurlo in modo significativo. Il primo passo è non restare soli con il fischio.

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